Malattie gastrointestinali durante la gravidanza: cosa deve sapere il gastroenterologo?

Malattie gastrointestinali durante la gravidanza: cosa deve sapere il gastroenterologo?

La gravidanza è caratterizzata da numerosi cambiamenti fisiologici che possono portare a una varietà di sintomi e frequentemente a disturbi gastrointestinali, come bruciore di stomaco, nausea e vomito, o stitichezza.

Le malattie gastrointestinali croniche richiedono il mantenimento del trattamento anche durante la gravidanza, sollevando la difficile domanda se i risultati positivi per la madre possano essere dannosi per il feto. Inoltre, alcune malattie, come il fegato grasso acuto, si sviluppano solo durante la gravidanza e possono richiedere procedure urgenti.

E’ fondamentale la collaborazione tra gastroenterologi e ostetrici

La gravidanza è un periodo impegnativo per il gastroenterologo. Sebbene durante la gravidanza possano manifestarsi molteplici disturbi gastrointestinali (reflusso gastroesofageo, stitichezza, ecc.), la maggior parte di questi sono da lievi a moderati, di solito gestiti dall’ostetrica, e pertanto raramente viene chiesto al gastroenterologo di intervenire. Tuttavia, alcune complicazioni della gravidanza, come malattie epatiche specifiche, la gestione di donne in gravidanza con malattia infiammatoria intestinale (IBD), o la necessità di endoscopia durante la gravidanza, possono richiedere l’intervento di un gastroenterologo; pertanto, è essenziale che il gastroenterologo si tenga aggiornato con le complicanze più frequenti e le potenziali diagnosi differenziali della gravidanza .

La ricerca

È stata condotta una ricerca elettronica di PubMed al fine di identificare la letteratura pertinente sulla fisiopatologia, la presentazione clinica, il trattamento, l’esito materno e fetale per entrambe le patologie gastrointestinali ed epatiche durante la gravidanza; questa ricerca è stata completata dalle linee guida più recenti disponibili (ECCO, ACG, EASL, Royal College of Obstetrics and Gynecology).

Cambiamenti fisiologici durante la gravidanza

La gravidanza è caratterizzata da uno stato di emodiluizione indotto dall’espansione del volume dovuta alla ritenzione di sale e acqua. Di conseguenza, c’è una diminuzione delle concentrazioni di emoglobina e albumina. I livelli piastrinici possono diminuire, ma di solito rimangono entro il range normale. Elevati livelli di ormoni, come il progesterone, contribuiscono allo svuotamento gastrico ritardato. L’acidità gastrica è aumentata a causa della maggiore produzione di gastrina da parte della placenta.

La crescita fetale intrauterina altera anche le relazioni anatomiche tra gli organi addominali: ad esempio, l’appendice può migrare verso l’alto dopo il terzo mese.

Nausea e vomito

Nausea e vomito sono le condizioni mediche più frequenti durante la gravidanza, che colpiscono il 50-80% delle donne . Questi sintomi iniziano tra la 4a e la 6a settimana, il picco all’8-12 e spesso cessano entro la 20ma . L’esatto meccanismo di nausea e vomito non è completamente compreso. Si ritiene che il progesterone abbia un effetto inibitorio sulla muscolatura liscia del piloro e dell’intestino tenue, diminuendo la motilità gastrointestinale e ritardando lo svuotamento gastrico. Anche i fattori psicologici possono avere un ruolo. Ansia, depressione, gravidanze indesiderate e rapporti negativi con i membri della famiglia sono stati collegati a una maggiore prevalenza di nausea e vomito.

La maggior parte delle donne non richiede un trattamento farmacologico e può essere gestita con opzioni alternative e modificazioni dietetiche. Le raccomandazioni dietetiche includono pasti frazionati, evitare cibi grassi e prediligere verdure fresche che possono ritardare lo svuotamento gastrico. Si consiglia un consumo giornaliero di 1,5 L di acqua o bevande contenenti glucosio, sale e potassio. Sulla base dell’esperienza di esperti, lo zenzero può essere considerato un’opzione non farmacologica durante la gravidanza.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, gli antiemetici possono essere un’opzione per le donne con nausea e vomito persistenti.

Malattia da reflusso gastroesofageo (GERD)

Il rischio di GERD è del 40-85% delle donne in gravidanza, di solito a partire dalla fine del primo trimestre, e può compromettere profondamente la qualità della vita.

Per i sintomi lievi sono raccomandati lo stile di vita e le modifiche dietetiche. Le misure conservative includono evitare di mangiare a tarda notte, tenere la testa sollevata dal letto di 10-15 cm e sdraiarsi sul lato sinistro. Se i sintomi persistono, i farmaci potrebbero essere necessari. Il trattamento di prima linea si basa sugli antiacidi. Gli antiacidi contenenti calcio e magnesio sono considerati sicuri in gravidanza. Inoltre, i pazienti preferiscono usare questo farmaco perché allevia prontamente i sintomi e può essere assunto su richiesta. Gli agenti contenenti bicarbonato, come il bicarbonato di sodio, dovrebbero essere evitati Stipsi

La stitichezza di solito si verifica nel primo e nel secondo trimestre, colpendo rispettivamente il 35% e il 39% delle donne. La prevalenza della costipazione nel terzo trimestre e nel periodo post-partum è stimata intorno al 20% e al 17%.  Il rischio di stitichezza sembra essere più elevato se documentato in precedenti gravidanze ed è associato all’assunzione di ferro.

La maggiore prevalenza di stitichezza nelle prime gravidanze suggerisce che gli ormoni sessuali sono la principale influenza. Il progesterone induce il rilassamento della muscolatura liscia, portando all’ipomotilità dell’intestino. Inoltre, è stato proposto che le donne in gravidanza abbiano un maggiore assorbimento di acqua del colon, come spiegato dai più alti livelli di aldosterone indotti da ormoni sessuali come estrogeni e progesterone. L’assunzione di ferro durante la gravidanza può peggiorare i disturbi della stitichezza. Infine, anche i fattori meccanici possono contribuire alla fine della gravidanza.

La gestione non farmacologica della stitichezza comprende un’adeguata assunzione di acqua e una dieta ricca di fibre.

Conclusioni

L’approccio medico alle donne incinte è impegnativo. I medici devono valutare la possibilità di malattie uniche durante la gravidanza e scegliere la migliore strategia terapeutica, tenendo presente le opzioni che sono innocue per il feto.

Si ricorda l’importanza di avere un intestino in eubiosi (in equilibrio), si consiglia quindi l’assunzione di probiotici.

Ma sono numerosi gli integratori alimentari a base di probiotici in commercio e per questo è difficile avere un’idea precisa sulle caratteristiche di ognuno. A tal proposito ecco i nostri 4 suggerimenti per fare una scelta più consapevole.

  • Essere gastro-resistenti. Il vantaggio di questa forma di assunzione è quella che i fermenti arrivano direttamente all’intestino senza rischiare di venire degradati dagli acidi dello stomaco.
  • Contenere in quantità adeguate probiotici appartenenti a generi diversi che non entrino in competizione tra di loro per riuscire a colonizzare  in maniera più efficiente l’intestino. (Tra questi si citano il Lactobacillus acidophilus, il Bifidobacterium BB-12, uno dei ceppi a maggior capacità adesiva conosciuti, e il Bacillus coagulans BC 513, molto resistente agli antibiotici).
  • Essere fermenti lattici vivi per poter esplicare la loro azione.
  • È meglio se sono arricchiti da preziose sostanze come le vitamine per il metabolismo energetico, o altri elementi quali lo zinco,  utile per il funzionamento del sistema immunitario, e le fibre prebiotiche (glucani), il nutrimento preferito dai batteri “amici” dell’intestino.

La scelta dunque deve essere accurata, facendosi consigliare anche dal proprio farmacista o medico di fiducia.

Fonte

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6033757/