Come la flora intestinale ti rende depresso … o ti libera dallo stress

Come la flora intestinale ti rende depresso … o ti libera dallo stress

Che lo stress influenzi la nostra salute generale, compresa quella dell’intestino è ormai cosa nota. Tutti prima o poi abbiamo provato l’esperienza di essere in ansia o stressati per qualcosa e di sentire certi disturbi intestinali.

Ma ora un gruppo di ricercatori del Children’s Hospital di Philadelphia (CHOP) ha fatto una scoperta ancora più intesessante.

Ecco come la racconta il dott.  Seema Bhatnagar, neuroscienziato e coordinatore di questo studio: “nei ratti che mostrano un comportamento di tipo depressivo abbiamo scoperto che lo stress cambia il loro microbioma intestinale, ossia la popolazione di batteri nell’intestino. Inoltre, quando abbiamo trapiantato i batteri da questi topi vulnerabili allo stress topi in ratti che non erano stati stressati, gli animali riceventi hanno mostrato anche loro un comportamento simile.”

E’ molto chiaro: non solo lo stress condizione la flora intestinale, ma vale anche il contrario la flora intestinale può condizionare il cervello e favorire stress e depressione. Il meccanismo che i ricercatori hanno identificato è quello dell’infiammazione, un intestino in disequilibrio mette in circolo molecole che favoriscono l’infiammazione anche a livello cerebrale e da qui possono partire problemi come la depressione.

Dall’intestino la causa di certe depressioni ma non dell’ansia

Una scoperta interessante è che se questi meccanismi sono validi nell’asse intestino-depressione, ciò non avviene con l’ansia. Questo perché forse ci sono meccanismi diversi, ancora da esplorare. 

I ricercatori hanno detto che questa differenza suggerisce che i comportamenti di tipo depressivo sono più regolati dal microbioma intestinale, mentre i comportamenti di tipo ansioso sono principalmente influenzati dai cambiamenti di attività neurale prodotti dall’esperienza dello stress.

“Anche se resta ancora molto da fare, possiamo immaginare applicazioni future in cui possiamo sfruttare la conoscenza delle interazioni tra cervello e microbioma per trattare i disturbi psichiatrici umani – ha dichiarato Bhatnagar – le persone stanno già assumendo come integratori i probiotici da banco: se alla fine riusciremo a validare effetti comportamentali benefici da specifici batteri, potremmo preparare il terreno per nuovi trattamenti psichiatrici”.

Nel frattempo vale la pena provarci, un buon probiotico non fa male e potrebbe migliorare anche il nostro stato psicologico nei periodi di maggior stress. 

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Fonti:

https://www.nature.com/articles/s41380-019-0380-x