Esiste un legame tra ictus e cambiamenti nei batteri intestinali?

Esiste un legame tra ictus e cambiamenti nei batteri intestinali?

Una nuova ricerca indaga se l’ictus può influenzare la diversità delle popolazioni batteriche presenti nell’intestino e se questi cambiamenti potrebbero influenzare il processo di recupero del cervello.

Dati allarmanti

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) osservano che ogni 40 secondi, una persona negli Stati Uniti viene colpita da ictus.

L’ictus è un evento cardiovascolare in cui si interrompe l’apporto di sangue ossigenato al cervello causandogli gravi danni perché in mancanza di ossigeno e sostanze nutritive le sue cellule iniziano a morire.

Purtroppo recenti studi suggeriscono che l’ictus potrebbe anche avere un impatto immediato e duraturo su altre parti del corpo, come l’intestino la cui popolazione batterica subisce cambiamenti importanti.

Allison Brichacek, studente di dottorato e Candice Brown, professore associato Ph.D., della West Virginia University School of Medicine di Morgantown, ha condotto uno studio e ha presentato le sue scoperte alla International Stroke Conference di Honolulu, HI.

Siamo interessati all’asse del cervello – come l’intestino influenza il cervello e viceversa“, spiega Brichacek.

Disturbo cronico dell’equilibrio batterico

Per studiare l’effetto dell’ictus sul microbiota intestinale, i ricercatori hanno preso in esame due gruppi di topi:


  • al primo gruppo è stato indotto un ictus ischemico
  • il secondo gruppo, detto gruppo di controllo, era composto da roditori sani.

Entrambi i gruppi sono stati valutati a 3, 14 e 28 giorni dopo l’evento.

I topi del gruppo con ictus mostravano cambiamenti duraturi nel microbiota intestinale. A differenza dei topi del del gruppo di controllo avevano batteri Bifidobacteriaceae sia dopo 14 giorni che 28 giorni.

Questa famiglia di batteri contiene batteri probiotici benefici, incluso il Bifidobacterium, che le aziende alimentari spesso aggiungono ai prodotti probiotici lattiero-caseari. Questi batteri non solo aiutano a mantenere un sistema digestivo sano ma, come evidenziato da Brichacek e Brown, possono anche aiutare il recupero in individui colpiti da ictus.

I ricercatori hanno anche riferito che i topi nel gruppo sperimentale a 28 giorni dopo l’ictus avevano livelli più alti di batteri appartenenti alla famiglia degli Helicobacter, legati a risultati sanitari peggiori.

Inoltre nei campioni di roditori con ictus, il rapporto batterico Firmicutes-Bacteroidetes era considerevolmente più alto rispetto ai topi del gruppo di controllo. In particolare, era quasi sei volte superiore a 14 giorni e più di tre volte superiore dopo 28 giorni.

Brichacek e Brown spiegano che questo rapporto sbilanciato ha legami con un aumentato rischio di obesità, diabete e infiammazioni.

Curare l’intestino per guarire il cervello?

I ricercatori hanno riscontrato non solo una mancanza di equilibrio salutare nelle popolazioni batteriche nell’intestino dopo un ictus, ma anche cambiamenti nella struttura del tessuto intestinale.

Secondo Brichacek e Brown i tessuti intestinali sani assomigliano ad una colonia di coralli ben ordinata, grazie ai villi, che sono piccole strutture che aiutano l’intestino ad assorbire i nutrienti. Tuttavia, il tessuto intestinale dei topi nel gruppo sperimentale sembrava caotico.

Secondo i ricercatori se l’intestino non assorbe correttamente i nutrienti ciò potrebbe compromettere il recupero dalle malattie e dopo episodi di ictus.

Per questo motivo, gli autori dello studio sostengono che serviranno ulteriori ricerche per scoprire se sia possibile curare gli effetti di un ictus concentrandosi sui cambiamenti nell’intestino.

Se dovessimo scoprire che l’intestino ha un ruolo importante sulla riparazione del cervello, forse i le cure per l’ictus non dovrebbero concentrarsi solo sul cervello ma dovremmo pensare a cosa possiamo fare per il intestino.” Allison Brichacek

Fonti:

https://www.cdc.gov/stroke/facts.htm

https://professional.heart.org/professional/EducationMeetings/MeetingsLiveCME/InternationalStrokeConference/UCM_316901_International-Stroke-Conference.jsp

https://www.ahajournals.org/doi/abs/10.1161/str.50.suppl_1.TP117?af=R