Come i farmaci per il Parkinson sono resi meno efficaci dalla flora intestinale

Come i farmaci per il Parkinson sono resi meno efficaci dalla flora intestinale

Un nuovo studio pubblicato su Science ha dimostrato come i batteri intestinali possano impedire al farmaco o di raggiungere il suo target o di renderlo meno efficace o addirittura di renderlo improvvisamente tossico per il nostro organismo.

Questa ricerca è stata portata avanti dal dott. Maini Rekdal dell’Università della California a San Francisco e si è focalizzata sullo studio della levodopa, farmaco di eccellenza nella cura del morbo di Parkinson.

Perchè lo studio è stato incentrato sul Parkinson?

Il grande problema della levodopa è che solo 1-5% riesce a raggiungere il cervello dove agisce.

I ricercatori volevano scoprirne il motivo che è stato ritrovato in alcuni batteri intestinali che si “mangiano” il farmaco.

Inoltre se la levodopa viene trasformata in dopamina prima che raggiunga il cervello si possono scatenare effetti collaterali molto spiacevoli quali disturbi gastrointestinali e aritmie cardiache.

Un problema conosciuto da sempre

Sin dall’introduzione negli anni 60 della levodopa nella cura del Parkinson i ricercatori hanno scoperto che i batteri intestinali la modificavano impedendole in buona parte di raggiungere il cervello.

Questo è stato ovviato in parte facendo assumere al paziente, insieme a questo farmaco, la carbidopa che in parte riesce a bloccare il metabolismo non desiderato. L’unione dei due da buoni risultati ma gli effetti collaterali in parte restano.

Lo studio

Prima di tutto si è voluto capire chi o che cosa modificasse la struttura della levodopa ed è stato identificato come principale attore l’ Enterococcus faecalis.

Grazie a questa scoperta i ricercatori hanno anche trovato una molecola in grado di inibire l’enzima batterico che promuove la non voluta degradazione.

Gli studiosi stanno ora verificando questa molecola e similari per arrivare ad un nuovo e migliore farmaco per il Parkinson.

Levodopa non solo disattivata ma anche trasformata in sostanza potenzialmente dannosa

Il team di ricercatori avrebbe potuto fermare qui i lavori, invece hanno scoperto che se un batterio modificava la levodopa in dopamina ne esisteva un altro, sempre nel nostro intestino, l’Eggerthella lenta che a sua volta convertiva la dopamina in meta- tiramina.

E’ questa la molecola che può essere in buona parte causa degli effetti collaterali del farmaco levodopa.

Su questa seconda scoperta si sta ancora lavorando.

Questo studio apre la strada a molte domande sulla nostra flora batterica intestinale:

  • come  mai dei batteri che vivono nell’intestino trasformano una sostanza che agisce a livello cerebrale?
  • Cos’altro possono fare questi batteri?
  • Quale impatto possono avere sulla nostra salute?  

Sicuramente il mantenimento di una buona flora sia con l’ausilio di una alimentazione sana sia con l’apporto di fermenti lattici può aiutare il benessere del nostro organismo. 

Fonti:
https://chemistry.harvard.edu/news/gut-microbes-eat-our-medication
https://science.sciencemag.org/content/364/6445/eaau6323