Lo squilibrio del microbiota e la sclerosi multipla: c’è un legame?

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Lo squilibrio del microbiota e la sclerosi multipla: c'è un legame?

Una ricerca dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano sostiene che il microbiota intestinale giochi un ruolo fondamentale nella comparsa della sclerosi multipla.

La nuova teoria: l’alterazione della flora batterica intestinale ha conseguenze sulle malattie autoimmuni?

Gli studi finanziati dall’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) evidenziano come l’alterazione della flora batterica intestinale, compromettendo l’attività del sistema immunitario, determini importanti conseguenze anche per tutte le malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla. In particolare, il gruppo di ricercatori del San Raffaele ha osservato che le fasi che precedono la riattivazione della sclerosi multipla nei pazienti affetti dalla forma recidivante-remittente, sono caratterizzate da uno squilibrio del microbiota e dalla conseguente proliferazione di una tipologia di globuli bianchi essenziali per lo sviluppo della malattia.

Lo studio: i linfociti TH17

Gli studiosi hanno analizzato i tessuti intestinali di individui sani e pazienti colpiti da sclerosi multipla, evidenziando che tra questi ultimi, quelli con la malattia in fase attiva, presentano un elevato livello di linfociti TH1. La tesi più accreditata è che siano proprio tali linfociti i principali responsabili della sclerosi multipla, poiché, come dichiara Falcone, essi sono “le prime cellule del sistema immunitario a superare la barriera ematoencefalica e a raggiungere il sistema nervoso centrale, contribuendo al danno del rivestimento mielinico”.

L’origine: l’alterazione del microbiota

Il team di ricercatori dell’ospedale di Milano infine ha cercato di risalire all’origine dell’espansione dei linfociti TH17 nell’intestino dei pazienti con sclerosi multipla, arrivando a individuarla nello squilibrio della flora intestinale. Nei malati attivi o negli individui con ricadute cliniche infatti sono evidenti due anomalie: “una quantità ridotta di Prevotella, batterio che riduce il differenziamento dei linfociti in cellule TH17, e l’aumento di due ceppi di Streptococco (oralis e mitis) che solitamente risiedono nella cavità orale e hanno notevoli capacità infiammatorie”.

Le conclusioni ed il futuro

La ricercatrice Marika Falcone e il neurologo Vittorio Martinelli hanno dunque sufficienti ragioni per affermare che “l’attivazione patologica delle cellule del sistema immunitario avviene principalmente nell’intestino”, tuttavia sono necessari ulteriori studi per averne la conferma decisiva.

Fonte:

http://advances.sciencemag.org/content/3/7/e1700492.full